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anno 3° n. 31 del 29 APRILE 2012
IV DOMENICA DI PASQUA (Anno B)

(all'interno: Liturgia del giorno ed ascolto del Vangelo)

Liturgia di oggi

Introduzione

«Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore». Gesù risorto è il pastore che ci guida alla vita. La relazione che ci unisce è segnata anzitutto dall'amore che Lui ha per noi e che ci raccoglie tutti in unità: quella comunione che viviamo nell'Eucaristia domenicale.

 .
Prima lettura -
·AT 4,8-12:
In nessun altro c'è salvezza.

La guarigione che Pietro ha operato è segno della salvezza che Gesù offre ad ogni uomo. Compito della Chiesa è di essere in tutti i tempi segno della salvezza di Cristo.

Dal Salmo - 117: La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d'angolo.

Nulla può mettere fine alle meraviglie di Dio. Celebriamo la sua misericordia nelle parole del Salmo.

Seconda lettura - 1Gv 3,1-2:
Vedremo Dio così come egli è.

La nostra realtà di figli di Dio si compirà definitivamente quando vedremo Dio faccia a faccia. Ora camminiamo nella fiducia e nella speranza.


Canto al Vangelo -
 Gv 10,14:  

Alleluia, alleluia.  Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.  Alleluia.

Vangelo - Gv 10,11-18:
Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.
Il cuore di Dio è pieno d’amore, di un amore che non esita a offrire se stesso per la salvezza degli uomini.
Il Vangelo ci invita a entrare nel cuore di Dio.
 
<< IV Domenica di Pasqua >>


LITURGIA DEL GIORNO - ASCOLTO DEL VANGELO
(www.lachiesa.it)
  


Approfondimenti

Stiamo per iniziare la Novena in onore del nostro Patrono san Tommaso e da lui vogliamo farci guidare in questo itinerario alla ricerca del più prezioso dei doni:

CON TOMMASO INCONTRO ALLA FEDE

L'uomo è sempre in bilico tra il credere e non credere, "ogni uomo è composto di fede e di incredulità" (J.Sulivan). La fede è un cammino mai compiuto e costantemente in divenire ed i racconti evangelici ne sono la testimonianza. Il cammino dei discepoli stessi di Gesù, di coloro che hanno abbandonato tutto per seguirlo, ascoltarlo, toccarlo, mangiare e bere con lui, sembra non trovare mai un traguardo definitivo. L'atteggiamento di Pietro ne è il paradigma: pronto a dare la vita per lui per rinnegarlo poco dopo. Pietro, come gli altri discepoli, si trova solo e la paura di credere o di esprimere la propria fede diventa forte; tutti si disperdono.

Dopo la resurrezione, i discepoli trovano la necessità di stare insieme, non solo i dodici - o meglio gli undici - ma i discepoli del Signore, è la Chiesa che piena di paura si rinchiude, si separa dal mondo e dalla società. Gesù si fa incontro a quella Chiesa spaventata e rinchiusa, dona la Pace, soffia su di essa lo Spirito e le affida il ministero della misericordia. La libera dalla sua paura, spalanca la sua porta chiusa gli offre uno strumento efficace di relazione con il mondo: la sua misericordia.
«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo»
La storia di Tommaso ci aiuta ad entrare nel dono e nel mistero della fede. Tommaso non c'era, non era con gli altri, non sappiamo perché forse qualche impegno, o un rinchiudersi interiormente che lo aveva separato dagli altri. Sono gli altri discepoli che lo riportano nel mezzo dell'avvenimento, ma la loro parola non basta. La fede non si comunica per mezzo di parole, c'è bisogno di una comunità il cui in Signore sia nel mezzo, con la sua pace.. Questo fanno i discepoli: danno voce alla fede, raccontano
la loro esperienza, accompagnano Tommaso.
Tommaso non crede, eppure non se ne va, rimane lì con il gruppo, che a sua volta non lo esclude: comunità, luogo della fede.
Così tu quando è debole la tua fede, non sentirti escluso, resta qui, altri ti porteranno, altri saranno testimoni e memoria viva, paziente di segni e di pace, per te.
Conforta pensare che, se trova chiuso, Gesù non se ne va; se tardo ad aprire «otto giorni dopo» è ancora lì, rispettoso perfino delle nostre paure: “venne Gesù ancora a porte chiuse... e disse a Tommaso...”; Gesù viene, attento ai dubbi dei suoi amici, così come il mattino di Pasqua alle lacrime di Maria. Viene, e non per essere acclamato, ma per andare in cerca proprio dell’agnello smarrito nel piccolo gregge degli undici.
Lascia gli altri dieci al sicuro e si avvicina a colui che dubita: metti qua il tuo dito, tendi la tua mano.
A Tommaso basta questo gesto: colui che si mette nelle tue mani, voce che non giudica ma incoraggia, corpo offerto ai dubbi e alle paure dei suoi amici, è Gesù, non ti puoi sbagliare. E lo stesso fa anche con me, nei giorni del dubbio, quando credere è solo desiderio di credere: si propone di nuovo.
La Fede rimane un dono, un passaggio continuo dalla frontiera del dubbio.
Gesù proclama la "beatitudine" della fede. Sono beati tutti coloro che, nel dono della fede, vedono quello che con la ragione non è possibile vedere e che la natura umana non può toccare.
La fede non crede alla cieca, ma si fida di Dio e della sua Parola che consente di vedere quello che altrimenti non è visibile.
Tommaso si arrende; si arrende all’amore che ha scritto il suo racconto sul corpo di Gesù con l’alfabeto delle ferite, indelebili come l’amore di Dio. E passa dall’incredulità all’estasi: «Mio Signore e mio Dio».
Voglio custodire in me questo aggettivo come una riserva di coraggio per la mia fede: MIO SIGNORE!
Piccola parola che cambia tutto, che non evoca il Dio dei libri, il Dio degli altri, ma il Dio intrecciato con la mia vita, assenza e poi più ardente presenza.
Tommaso, come l’amata del Cantico dice: «Il mio amato è per me e io sono per Lui».
MIO perché è parte di me.
MIO come lo è il cuore e, senza, non sarei.
MIO come lo è il respiro
 

          

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