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anno 3° n. 45 del 5 AGOSTO 2012
XVIII DOMENICA DEL T.O. (Anno B)
(all'interno: Liturgia del giorno ed ascolto del Vangelo)

Liturgia di oggi

Introduzione

“Signore, dacci sempre questo pane”, è la richiesta dei discepoli a Gesù. Una richiesta riconoscente e meravigliata, consapevole della grandezza del dono ricevuto. Con questi sentimenti ci accostiamo anche noi all'Eucaristia, certi di ricevere in dono il figlio di Dio, Gesù, fatto carne per noi.

 .

Prima lettura -·Es 16,2-4.12-15:
Io farò piovere pane dal cielo per voi.
La manna che il Padre manda al suo popolo nel deserto è il simbolo del cibo che viene mandato dal cielo per tutti gli uomini: suo figlio Gesù.

Dal Salmo - 77:  Donaci, Signore, il pane della vita.

Lodiamo Dio per le grandi opere che compie in favore del suo popolo.

Seconda lettura - Ef 4,17.20-24:
 Rivestite l'uomo nuovo, creato secondo Dio.

Il comportamento del cristiano deve essere segno della trasformazione interiore che in loro è avvenuta: con la fede in Cristo l'uomo si è rinnovato grazie all'ascolto della sua Parola.


Canto al Vangelo -
 (Mt 4,4):    

Alleluia, alleluia. “Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.   Alleluia.

Vangelo - Gv 6,1-15: Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.

La folla chiede altri miracoli, ma Gesù nel Vangelo li orienta a cercare quel pane che sazia per sempre: il pane del cielo, la persona stessa di Gesù. 
<< XVIII Domenica del Tempo Ordinario  >>


LITURGIA DEL GIORNO - ASCOLTO DEL VANGELO
(www.lachiesa.it)
 ASCOLTO DEL VANGELO (Youtube)
(www.laporzione.it)
  


Approfondimenti
 
TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE 
        
La liturgia romana leggeva il brano evangelico riferito all'episodio della trasfigurazione il sabato delle Quattro Tempora di Quaresima, mettendo così in relazione questo mistero con quello della passione. Lo stesso evangelista Matteo inizia il racconto con le parole: "Sei giorni dopo" (cioè dopo la solenne confessione di Pietro e il primo annuncio della passione), "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce".
C'è in questo episodio una netta contrapposizione all'agonia dell'orto del Getsemani. E’ evidente l'intenzione di Gesù di offrire ai tre apostoli un antidoto che fortificasse in loro la certezza della sua divinità durante la terribile prova della passione.
L'alto monte, non meglio identificato nel Vangelo, è quasi concordemente ritenuto il Tabor, che si erge nel cuore della Galilea e domina la pianura circostante. La data è da collocarsi tra la Pentecoste ebraica e la festa delle Capanne, nel secondo anno di vita pubblica, il 29, nel periodo dedicato da Gesù in modo particolare alla formazione degli apostoli. Quella montagna isolata era infatti molto propizia alle grandi meditazioni, nel silenzio solenne delle cose e nell'aria rarefatta che mitigava la calura estiva. E in questa suggestiva cornice Gesù si offrì alla vista dei tre prescelti in tutto lo splendore del suo corpo glorioso, quale sarebbe dovuto apparire in ogni istante per la naturale conseguenza della visione beatifica di cui godeva perennemente la sua anima, se per un miracolo d'amore e di umiltà non avesse costretto la propria umanità dentro l'involucro mortale, per offrire il suo corpo passibile di dolore in sacrificio al Padre per la nostra redenzione.
Con questa soprannaturale visione Gesù dava una conferma alla confessione di Pietro: "Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente". Quell'attimo di gloria sovrumana era la caparra della gloria della risurrezione: "Il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo". Lo stesso tema del colloquio con Mosè ed Elia era la conferma dell'annunzio della passione e della morte del Messia.
La trasfigurazione, che fa parte del mistero della salvezza, è
ben degna di una celebrazione liturgica che la Chiesa, sia in Occidente come in Oriente, ha comunque celebrato in vario
modo e in date differenti, finché papa Callisto III elevò di grado la festa, estendendola alla Chiesa universale, per ricordare la vittoria riportata nel 1456 a Belgrado contro i Turchi e di cui giunse notizia a Roma il 6 agosto.
 

 

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