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anno 3° n. 47 del 19 AGOSTO 2012
XX DOMENICA DEL T.O. (Anno B)
(all'interno: Liturgia del giorno ed ascolto del Vangelo)

Liturgia di oggi

Introduzione

Il Vangelo oggi anticipa ciò che Gesù dirà nell'ultima cena, istituendo l'Eucaristia. Invita la Chiesa a fare con i fratelli ciò che Cristo ha fatto per noi: cibarci di Cristo per donarci ai fratelli. Partecipiamo con intensità a questo invito del Signore.

 .

Prima lettura -·Pr 9,1-6 :
Mangiate il mio pane, bevete il vino che vi ho preparato.
La sapienza di Dio invita ciascuno di noi al suo banchetto. È un'occasione da non perdere, se non si vuole essere stolti o sordi al suo invito.

Dal Salmo - 33:  Ai tuoi figli, Signore, prepari un convito di festa.

Chi cerca il Signore non manca di nulla. Benediciamo il Signore con la preghiera del Salmo.

Seconda lettura - Ef 5,15-20:
 Sappiate comprendere qual è la volontà di Dio.

I saggi non si lasciano andare ai piaceri dell'esistenza, ma sanno riconoscere nella volontà di Dio la strada giusta per vivere appieno della propria vita.


Canto al Vangelo -
 (Gv 6,56):    

Alleluia, alleluia. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue,
dice il Signore, rimane in me e io in lui”.  Alleluia.

Vangelo - Gv 6,51-58: La mia carne è vero cibo, il mio sangue è vera bevanda.

Il Vangelo ci invita ad accogliere la vera vita, che si dona a noi nella Parola e nel Pane, che sono la vita stessa del nostro Salvatore Gesù Cristo.

<< XX Domenica del Tempo Ordinario  >>


LITURGIA DEL GIORNO - ASCOLTO DEL VANGELO
(www.lachiesa.it)
 ASCOLTO DEL VANGELO (Youtube)
(www.laporzione.it)
  


Approfondimenti
 
 
SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE

Bernardo, dopo Roberto, Alberico e Stefano, fu padre dell'Ordine Cistercense. L'obbedienza e il bene della Chiesa lo spinsero spesso a lasciare la quiete monastica per dedicarsi alle più gravi questioni politicoreligiose del suo tempo. Maestro di guida spirituale ed educatore di generazioni dei santi, lascia nei suoi sermoni di commento alla Bibbia e alla liturgia un eccezionale documento di teologia monastica tendente, più che alla scienza, all'esperienza del mistero. Ispirò un devoto affetto all'umanità di Cristo e alla Vergine Madre. (Mess. Rom.)
A ventidue anni si fa monaco, tirando con sé una trentina di parenti. Il monastero è quello fondato da Roberto di Molesmes a Cîteaux (Cistercium in latino, da cui cistercensi). A 25 anni lo mandano a fondarne un altro a Clairvaux, campagna disabitata, che diventa la Clara Vallis sua e dei monaci. È riservato, quasi timido. Ma c’è il carattere. Papa e Chiesa sono le sue stelle fisse, ma tanti ecclesiastici gli vanno di traverso. È severo anche coi monaci di Cluny, secondo lui troppo levigati, con chiese troppo adorne, "mentre il povero ha fame".
Ai suoi cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Scaglia sull’Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la zappa, che mettono all’ordine la terra e l’acqua, e con esse gli animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. E lui, il capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre tutta l’Europa per farvi riconoscere il papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi) insidiato dall’antipapa Pietro de’ Pierleoni (Anacleto II). E lo scisma finisce, con l’aiuto del suo prestigio, del suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Questo asceta, però, non sempre riesce ad apprezzare chi esplora altri percorsi di fede. Bernardo attacca duramente la dottrina trinitaria di Gilberto Porretano, vescovo di Poitiers.
E fa condannare l’insegnamento di Pietro Abelardo (docente di teologia e logica a Parigi) che preannuncia Tommaso d’Aquino e Bonaventura.

Nel 1145 sale al pontificato il suo discepolo Bernardo dei Paganelli (Eugenio III), e lui gli manda un trattato buono per ogni papa, ma adattato per lui, con l’invito a non illudersi su chi ha intorno: "Puoi mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare". Eugenio III lo chiama poi a predicare la crociata (la seconda) in difesa del regno cristiano di Gerusalemme. Ma l’impresa fallirà davanti a Damasco.
Bernardo arriva in una città e le strade si riempiono di gente. Ma, tornato in monastero, rieccolo obbediente alla regola come tutti: preghiera, digiuno, e tanto lavoro. Abbiamo di lui 331 sermoni, più 534 lettere, più i trattati famosi: su grazia e libero arbitrio, sul battesimo, sui doveri dei vescovi.
Fu uno dei primi a chiamare "Madonna" la Madre di Dio. La tradizione racconta che, ascoltando una volta i suoi fratelli cantare la Salve Regina, irruppe dal suo cuore pervaso d'ispirazione la triplice esclamazione che oggi corona questa preghiera: "O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!"
Fu anche uno dei primi apostoli dell'intercessione universale di Maria Santissima, lasciando questa dottrina chiaramente consegnata in numerosi sermoni:
"Siccome eravamo indegni di ricevere qualsiasi cosa, c'è stata data Maria per ottenere, per mezzo Suo, tutto quanto di cui abbiamo bisogno. Dio ha voluto che noi niente riceviamo senza passare prima per le mani di Maria (...) Nel più profondo della nostra anima, con tutti gli affetti del nostro cuore e tutti i sentimenti e desideri della nostra volontà, veneriamo Maria, perché questa è la volontà di quel Signore che ha voluto che tutto riceviamo da Maria. "
Momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell’Ordine, la diffusione di eresie e la sofferenza fisica. Muore per tumore allo stomaco. È seppellito nella chiesa del monastero, ma con la Rivoluzione francese i resti andranno dispersi; tranne la testa, ora nella cattedrale di Troyes. Alessandro III lo proclama santo nel 1174. Pio VIII, nel 1830, gli dà il titolo di Dottore della Chiesa.
 

 

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