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anno 3° n. 48 del 26 AGOSTO 2012
XXI DOMENICA DEL T.O. (Anno B)
(all'interno: Liturgia del giorno ed ascolto del Vangelo)

Liturgia di oggi

Introduzione

La Parola di Dio è esigente, e ci invita ad una scelta chiara. Siamo oggi invitati ad accogliere la fede con responsabilità e con chiarezza, senza abbandoni o mezze misure, consapevoli che solo il Signore ha “parole di vita eterna”.

 .

Prima lettura -·Gs 24,1-2a.15-17.18b :
Vogliamo servire il Signore, perché egli è il nostro Dio.
Giosuè raduna le dodici tribù di Israele e propone loro la scelta definitiva: abbandonare gli idoli e servire il Signore che li ha liberati dalla schiavitù.

Dal Salmo - 33 (34):  Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benediciamo il Signore, pronto a soccorrere gli umili che si abbandonano a Lui.

Seconda lettura - Ef 5,21-32:
 Questo mistero è grande: lo dico di Cristo e della Chiesa.

San Paolo ci propone la spiritualità familiare, che parte dalla contemplazione della vita di Cristo e la applica all'amore umano: è il grande mistero dell'amore di Dio nella vita degli uomini.


Canto al Vangelo -
 (Gv 6,63.68):    

Alleluia, alleluia. “Le tue parole, Signore, sono spirito e vita;
tu hai parole di vita eterna”.  Alleluia.

Vangelo - Gv 6,60-69: Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

Al termine del discorso del pane di vita, Gesù chiede ai discepoli una scelta chiara. Pietro a nome dei dodici esprime la professione di fede della Chiesa di tutti i tempi.

<< XXI Domenica del Tempo Ordinario  >>


LITURGIA DEL GIORNO - ASCOLTO DEL VANGELO
(www.lachiesa.it)
     

Approfondimenti

SANT'AGOSTINO


Agostino è uno degli autori di testi teologici, mistici, filosofici, esegetici, ancora oggi molto studiato e citato; egli è uno dei Dottori della Chiesa come ponte fra l’Africa e l’Europa; il suo libro le “Confessioni” è ancora oggi ricercato, ristampato, letto e meditato.
“Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo…. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace”; così scrive Agostino Aurelio nelle “Confessioni”, perché la sua vita fu proprio così in due fasi: prima l’ansia inquieta di chi, cercando la strada, commette molti errori; poi imbroccata la via, sente il desiderio ardente di arrivare alla meta per abbracciare l’amato.
Sant’Agostino nasce nell’Africa romana, da padre pagano e madre cristiana. Quest’ultima, Santa Monica, eserciterà una notevole influenza nella vita spirituale del figlio. Grazie agli aiuti finanziari di un amico del padre, Agostino tra il 370 e il 371 si trasferisce a Cartagine per seguire gli studi di retorica. Gli anni cartaginesi costituiscono per Agostino un periodo tumultuoso dominato da una profonda inquietudine e dissolutezza, come egli stesso racconta con accento di forte biasimo nelle “Confessioni”. Mosso da un ardore di ricerca che desse significato all’esistenza, si avvicina alla filosofia intesa come saggezza che conduce alla felicità. All’età di diciannove anni abbraccia il manicheismo, religione di origine persiana largamente diffusa in Africa settentrionale. Agostino è attratto dall’importanza che il manicheismo gli sembrava attribuire alla ragione, ma ben presto scopre l’insufficienza di questa dottrina a dipanare gli innumerevoli suoi dubbi proprio di natura razionale. Nel 373 inizia l’attività di insegnante di retorica e grammatica nella natia Tagaste. Vi rimane solo un anno e ritorna a Cartagine. Qui continua a insegnare fino al 383, ma per la turbolenza degli studenti decide di trasferirsi a Roma. Nel 384 riuscì ad ottenere, con l’appoggio del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, la cattedra vacante di retorica a Milano, dove si trasferì, raggiunto nel 385, inaspettatamente dalla madre Monica, la quale conscia del travaglio interiore del figlio, gli fu accanto con la preghiera e con le lacrime, senza imporgli nulla, ma bensì come un angelo protettore.
E Milano fu la tappa decisiva della sua conversione; qui ebbe l’opportunità di ascoltare i sermoni di S. Ambrogio che teneva regolarmente in cattedrale, ma se le sue parole si scolpivano nel cuore di Agostino, fu la frequentazione con un anziano sacerdote, San Simpliciano, che aveva preparato S. Ambrogio all’episcopato, a dargli l’ispirazione giusta; il quale con fine intuito lo indirizzò a leggere i neoplatonici, perché i loro scritti suggerivano “in tutti i modi l’idea di Dio e del suo Verbo”. Un successivo incontro con s. Ambrogio, procuratogli dalla madre, segnò un altro passo verso il battesimo. Agostino disorientato si appartò nel giardino, dando sfogo ad un pianto angosciato e mentre piangeva, avvertì una voce che gli diceva ”Tolle, lege, tolle, lege” (prendi e leggi), per cui aprì a caso il libro delle Lettere di S. Paolo e lesse un brano: “Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri” (Rom. 13, 13-14).
Dopo qualche settimana ancora d’insegnamento di retorica, Agostino lasciò tutto, ritirandosi insieme alla madre, il figlio ed alcuni amici, ad una trentina di km. da Milano, a Cassiciaco, in meditazione e in conversazioni filosofiche e spirituali; volle sempre presente la madre, perché partecipasse con le sue parole sapienti. Nella Quaresima del 386 ritornarono a Milano per una preparazione specifica al Battesimo, che Agostino, il figlio Adeodato e l’amico Alipio ricevettero nella notte del sabato santo, dalle mani di s. Ambrogio.
Intenzionato a creare una Comunità di monaci in Africa, decise di ritornare nella sua patria
e nell’attesa della nave, la madre Monica improvvisamente si ammalò di una febbre maligna (forse malaria) e il 27 agosto del 387 morì a 56 anni. Il suo corpo trasferito a Roma si venera nella chiesa di S. Agostino, essa è considerata il modello e la patrona delle madri cristiane.
Tornato in Africa, si libera di tutti i beni e fonda una comunità religiosa, distinguendosi ben presto per la santità della sua condotta di vita. Nel 391 viene ordinato sacerdote e nel 395 consacrato vescovo d’Ippona. A questo periodo risalgono le sue opere più importanti. Tra le quali: il suo capolavoro dogmatico-teologico “La Trinità”; “La città di Dio”; “La dottrina cristiana” e “I commenti a Giovanni”. Mette inoltre il suo ingegno al servizio della dogmatica cristiana, che difende contro eresie e dottrine varie, tra cui il manicheismo, il donatismo e il pelagianesimo.
Le “Confessioni”, scritte nel 397, sono il suo capolavoro letterario. Con questa opera Agostino inaugura un genere, quello dell’introspezione autobiografica, che nella letteratura occidentale avrà una grande fortuna. In esse Agostino, oltre a ricapitolare la sua complessa vicenda spirituale e di vita, formula importanti e fondamentali considerazioni a carattere filosofico e teologico. Notevolissima la sua teoria sulla relazione fra tempo, eternità e creazione.
Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali comandati da Genserico, dopo che avevano portato morte e distruzione dovunque; il santo vescovo ebbe l’impressione della prossima fine del mondo; morì il 28 agosto del 430 a 76 anni. Il suo corpo sottratto ai Vandali durante l’incendio e distruzione di Ippona, venne trasportato poi a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe, verso il 508-517 ca., insieme alle reliquie di altri vescovi africani.
Verso il 725 il suo corpo fu di nuovo traslato a Pavia, nella Chiesa di S. Pietro in Ciel d’Oro, non lontano dai luoghi della sua conversione, ad opera del pio re longobardo Liutprando, che l’aveva riscattato dai saraceni della Sardegna.
 

 

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