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anno 4° n. 12 del 23 DICEMBRE 2012
IV DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)
(all'interno: Liturgia del giorno ed ascolto del Vangelo)

Liturgia di oggi

Introduzione

La quarta domenica di Avvento, per la sua vicinanza al Natale, ci invita a capire fino in fondo la grandezza di ciò che stiamo per celebrare. Ciò che Michea aveva annunciato, la nascita di Cristo, è il punto decisivo del cammino dell’uomo e del mondo. Dio non è estraneo alla storia, ma entra in essa e vi entra assumendo la natura umana. Di conseguenza il nostro rapporto con Lui passa attraverso una persona: Gesù Cristo. Questa via d’accesso privilegiata che Dio ha dato all’uomo è contemporaneamente fonte di due sentimenti di cui parlano rispettivamente Luca nel Vangelo e la lettera agli Ebrei: una grande gioia per ciò che è avvenuto; e un grande senso di responsabilità per ciò che ci è stato donato e che ci chiama a corrispondervi con la nostra vita.

 

Prima lettura -·Mic 5,1-4a:
Da te uscirà per me colui che dev’essere il dominatore in Israele.
Il profeta Michea annuncia la nascita del Messia nella città di Betlemme. L’insignificanza di questo modesto villaggio, contrapposta alla grandezza dell’evento che lo vede coinvolto, ci mette di fronte alla piccolezza della storia umana in rapporto alla venuta in essa del Figlio di Dio.

Dal Salmo -·79 :
Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Seconda lettura -·Eb 10,5-10:
Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà.
Lo scrittore della Lettera agli Ebrei esalta una nuova e superiore forma di sacrificio: compiere la volontà del Padre. La possibilità di questo nuovo sacrificio non può che avere origine in un atto di negazione di sé originario: quello di Dio che nel Figlio rinuncia al Suo splendore di gloria per farsi uomo.

Canto al Vangelo -·(Lc 1,38):
 Alleluia, alleluia. “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” · Alleluia.

Vangelo -·Lc 1,39-45:
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
Il passo evangelico racconta della visita di Maria, in attesa di Gesù, a sua cugina Elisabetta. Quest’ultima e il bambino che porta in grembo, Giovanni il Battista, riconoscono la grandezza di ciò che sta avvenendo in Maria. La semplicità della scena, unita alla smisurata letizia di cui Luca racconta, fa sì che la gioia con cui la Madonna aveva detto il suo “sì” al progetto di Dio si trasmetta, tramite Elisabetta e Giovanni, a tutti noi, ancora oggi.

 

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LITURGIA DEL GIORNO - ASCOLTO DEL VANGELO
(www.lachiesa.it)
ASCOLTO DEL VANGELO (Youtube)
(www.laporzione.it)


Approfondimenti
 
 IL DESIDERIO DI DIO
                       (seconda parte)
 
Considerazioni analoghe si potrebbero fare anche a proposito di altre esperienze umane, quali l’amicizia, l’esperienza del bello, l’amore per la conoscenza: ogni bene sperimentato dall’uomo protende verso il mistero che avvolge l’uomo stesso; ogni desiderio che si affaccia al cuore umano si fa eco di un desiderio fondamentale che non è mai pienamente saziato. Indubbiamente da tale desiderio profondo, che nasconde anche qualcosa di enigmatico, non si può arrivare direttamente alla fede. L’uomo, in definitiva, conosce bene ciò che non lo sazia, ma non può immaginare o definire ciò che gli farebbe sperimentare quella felicità di cui porta nel cuore la nostalgia.
Non si può conoscere Dio a partire soltanto dal desiderio dell’uomo. Da questo punto di vista rimane il mistero: l’uomo è cercatore dell’Assoluto, un cercatore a passi piccoli e incerti. E tuttavia, già l’esperienza del desiderio, del «cuore inquieto» come lo chiamava sant’Agostino, è assai significativa. Essa ci attesta che l’uomo è, nel profondo, un essere religioso (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 28), un «mendicante di Dio». Possiamo dire con le parole di Pascal: «L’uomo supera infinitamente l’uomo» (Pensieri, ed. Chevalier 438; ed. Brunschvicg 434).
Gli occhi riconoscono gli oggetti quando questi sono illuminati dalla luce. Da qui il desiderio di conoscere la luce stessa, che fa brillare le cose del mondo e con esse accende il senso della bellezza.
Dobbiamo pertanto ritenere che sia possibile anche nella nostra epoca, apparentemente tanto refrattaria alla dimensione trascendente, aprire un cammino verso l’- autentico senso religioso della vita, che mostra come il dono della fede non sia assurdo, non sia irrazionale. Sarebbe di grande utilità, a tal fine, promuovere una sorta di pedagogia del desiderio, sia per il cammino di chi ancora non crede, sia per chi ha già ricevuto il dono della fede. Una pedagogia che comprende almeno due aspetti. In primo luogo, imparare o reimparare il gusto delle gioie autentiche della vita. Non tutte le soddisfazioni producono in noi lo stesso effetto: alcune lasciano una traccia positiva, sono capaci di pacificare l’animo, ci rendono più attivi e generosi. Altre invece, dopo la luce iniziale, sembrano deludere le attese che avevano suscitato e talora lasciano dietro di sé amarezza, insoddisfazione o un senso di vuoto. Educare sin dalla tenera età ad assaporare le gioie vere, in tutti gli ambiti dell’esistenza – la famiglia, l’amicizia, la solidarietà con chi soffre, la rinuncia al proprio io per servire l’altro, l’amore per la conoscenza, per l’arte, per le bellezze della natura –, tutto ciò significa esercitare il gusto interiore e produrre anticorpi efficaci contro la banalizzazione e l’appiattimento oggi diffusi. Anche gli adulti hanno bisogno di riscoprire queste gioie, di desiderare realtà autentiche, purificandosi dalla mediocrità nella quale possono trovarsi invischiati. Diventerà allora più facile lasciar cadere o respingere tutto ciò che, pur apparentemente attrattivo, si rivela invece insipido, fonte di assuefazione e non di libertà.
E ciò farà emergere quel desiderio di Dio di cui stiamo parlando.
Un secondo aspetto, che va di pari passo con il precedente, è il non accontentarsi mai di quanto si è raggiunto. Proprio le gioie più vere sono capaci di liberare in noi quella sana inquietudine che porta ad essere più esigenti – volere un bene più alto, più profondo – e insieme a percepire con sempre maggiore chiarezza che nulla di finito può colmare il nostro cuore. Impareremo così a tendere, disarmati, verso quel bene che non possiamo costruire o procurarci con le nostre forze; a non lasciarci scoraggiare dalla fatica o dagli ostacoli che vengono dal nostro peccato. A questo proposito, non dobbiamo però dimenticare che il dinamismo del desiderio è sempre aperto alla redenzione. Anche quando esso si inoltra su cammini sviati, quando insegue paradisi artificiali e sembra perdere la capacità di anelare al vero bene. Anche nell’abisso del peccato non si spegne nell’uomo quella scintilla che gli permette di riconoscere il vero bene, di assaporarlo, e di avviare così un percorso di risalita, al quale Dio, con il dono della sua grazia, non fa mancare mai il suo aiuto. Tutti, del resto, abbiamo bisogno di percorrere un cammino di purificazione e di guarigione del desiderio. Siamo pellegrini verso la patria celeste, verso quel bene pieno, eterno, che nulla ci potrà più strappare. Non si tratta, dunque, di soffocare il desiderio che è nel cuore dell’uomo, ma di liberarlo, affinché possa raggiungere la sua vera altezza.
Quando nel desiderio si apre la finestra verso Dio, questo è già segno della presenza della fede nell’animo, fede che è una grazia di Dio. Sempre sant’Agostino affermava: «Con l’attesa, Dio allarga il nostro desiderio, col desiderio allarga l’animo e dilatandolo lo rende più capace» (Commento alla Prima lettera di Giovanni, 4,6: PL 35, 2009).
In questo pellegrinaggio, sentiamoci fratelli di tutti gli uomini, compagni di viaggio anche di coloro che non credono, di chi è in ricerca, di chi si lascia interrogare con sincerità dal dinamismo del proprio desiderio di verità e di bene.
Preghiamo, in questo Anno della fede, perché Dio mostri il suo volto a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero.

 

(dalle catechesi di Papa Benedetto XVI)

A quanti, animati da vivo desiderio, camminano nella fede alla ricerca
del Signore, auguri di cuore, affinché in questo tempo di grazia
siano introdotti sempre più nell’esperienza dell’amore di Dio
Don Pino, Padre Giorgio, Don Tarcisio,
Tommaso (diacono), Alessio (seminarista)

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