Liturgia

Seconda lettura
1Cor 3,16-23 Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio. Ancora una volta Paolo invita la comunità dei Corinzi a non affidarsi alla sapienza del mondo. A pochi anni dalla sua fondazione, la Chiesa di Corinto era ancora incapace di mettere al centro il mistero di Cristo. L’apostolo invita a scegliere la vera sapienza, poiché chi si vanta di fronte al mondo è nulla di fronte a Dio, mentre chi mette veramente Cristo al centro diventa tempio dello Spirito.

RIFLESSIONE SUL VANGELO
"Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo."; questo dice il Signore ad ogni uomo perché ogni uomo, qualunque sia la sua appartenenza, porta in sé l'immagine del suo Creatore e Padre. Un'immagine che neanche il peccato è riuscito né riesce a cancellare, ma solo a sbiadire o deturpare.
La santità, dunque, non è prerogativa di pochi privilegiati, dotati di doni straordinari; ma è vocazione di tutti e di ognuno e, come tale, è realizzabile. Dio, infatti, non abbandona la sua creatura nel cammino della vita ma, come abbiamo visto anche la scorsa domenica, traccia per lui la via della salvezza, una via illuminata dalla sua Parola e resa sicura dai comandamenti che regolano il rapporto con Dio e il rapporto con gli altri uomini.
Cos'è dunque la santità?
La santità è realizzare in se stessi la somiglianza con Dio vivendo in maniera conforme alla sua volontà che ci è rivelata nei comandamenti, legge universale ed inderogabile che si può sintetizzare nell'unico comandamento dell'amore che ha, come Gesù ci insegna, due destinatari: Dio e il prossimo. Sul comandamento dell'amore si sofferma anche l'autore del libro del Levitico, il libro sacro che la liturgia, oggi, ripropone alla nostra riflessione: "Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello, recita il testo, "rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo; ma amerai il tuo prossimo come te stesso." E' un linguaggio chiaro che non ha bisogno di commento ma solo di esser interiorizzato e tradotto in stile di vita quotidiana. Certo, amare non sempre è facile e non è facile neppure perdonare, ma è quel che esige l'amore, quell'Amore che ci ha creato e che ci vuole somiglianti a sé e partecipi della sua stessa vita che è felicità eterna.
Gesù ci insegna che l'amore è universale e comprende ogni uomo, ed è questo amore nuovo quello che Cristo ci comanda: un amore senza riserve, un amore senza limiti, un amore che raggiunge anche i malvagi; un amore che include anche il nemico. Son parole forse difficili da attuare; ma non esigono altro commento se non quello vivo che troviamo nella vita del Figlio di Dio, il Signore Gesù, Dio col Padre, che si sottopose al giudizio dell'uomo; accettò l'ingiusta condanna di un tribunale umano e morì perdonando i suoi uccisori, perché l'umanità intera fosse riconciliata con Dio. Può sembrare assurdo che Dio muoia su una croce; ma è la verità stupenda dell'Amore che salva. Ecco perché Cristo, nostro Redentore e nostro Dio, può chiederci di amare anche chi ci fa del male. Non perché sia avvallata l’ingiustizia, ma per insegnarci che l'amore, quello che ci rende somiglianti a Dio, è la giustizia più alta. "Avete inteso, recita il passo del Vangelo, che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti."
Solo Cristo poteva dirci con autorevolezza queste parole indicandoci, con tutta la sua vita, la via della santità alla quale siamo chiamati: la santità di un amore che non ha confini.