da Il Mosaico 3 Aprile 2011

La vicenda del cieco nato è quella di ognuno di noi che raggiunto dalla grazia di Dio sia disponibile a lasciarsi illuminare per crescere nella fede.

Prima lettura 1 Sam 16,1 b.4.6-7.10-13 

Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele. Il momento storico di Israele è critico. Il re Saul si è inimicato il Signore, e Samuele si reca nella casa di Iesse per ungere un nuovo re. È il Signore che decide e sceglie chi il profeta dovrà consacrare. Samuele sarebbe tentato di farsi ingannare dalle apparenze, tuttavia Dio gli rivela che il criterio essenziale per una buona guida è la fedeltà del cuore, non la prestanza fisica.

Dal Salmo 22 -  Il Signore è mio pastore: non manco di nulla.

Anche di fronte all’oscurità e alla morte il salmista non vacilla. La sua anima è rinfrancata dalla fiducia nel Signore.

Seconda lettura Ef 5,8-14: Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.

La comunità di Efeso è invitata dall’apostolo Paolo a svolgere tutte le sue attività nella luce e non nelle tenebre. Il frutto della fede in Dio si manifesta infatti nella verità. Sono invece le opere delle tenebre che vogliono mantenersi segrete, poiché il loro frutto è solo la morte.


Riflessione sul vangelo 
Gv 9,1-41 Andò, si lavò e tornò che ci vedeva

Gesù deve fare i conti con diversi tipi di cecità. I conoscenti del cieco nato non riescono a vedere oltre la realtà testimoniata dai sensi. I farisei del tempio non riescono a vedere oltre i loro usi e costumi sostenuti dalla tradizione. Solo il cieco nato riconosce il Messia e crede in lui. La cecità vera non è quella fisica.